tradimenti
Elena parte 5 - Il coraggio di desiderare
Andrea72
26.03.2026 |
899 |
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"C’erano solo loro, che si riscoprivano dopo essersi smontati e rimontati pezzo per pezzo..."
Nei giorni successivi alla notte in cui Elena era tornata da Marco senza aver fatto l’amore con lui, ma con gli occhi pieni di parole, qualcosa cambiò. Non fu un evento, ma un lento sedimentare. Come quando dopo una tempesta la polvere si posa e l’aria diventa più limpida.Si ritrovarono a parlare come non avevano mai parlato. Non più di ciò che facevano o avrebbero fatto, ma di ciò che stavano diventando. Seduti sul divano, a volte con le mani intrecciate, a volte in silenzio, a volte con il caffè che diventava freddo mentre le parole cercavano la loro forma.
«Penso alla gelosia» disse Davide una sera, mentre fuori la primavera iniziava a scaldare le strade. «All’inizio la sentivo come un nemico. Poi come un’eccitazione. Poi come un peso. Ora… non so. È come se fosse diventata parte del paesaggio. Non scompare, ma non mi blocca più.»
Elena lo ascoltava con la testa appoggiata alla spalla. «E quando pensi a me e Marco? Come la senti adesso?»
Lui rimase in silenzio, cercando le parole giuste. «Come una nota bassa. Una nota che c’è sempre, ma che non copre la melodia. A volte è più forte, altre quasi scompare. Ma so che è lì. E mi ha insegnato cose che non sapevo di dover imparare.»
«Cosa, per esempio?»
«Che posso amarti senza possederti. Che il mio valore non dipende dall’essere l’unico a desiderarti. Che l’amore non è un bene scarso: se tu provi qualcosa per lui, non vuol dire che ne hai meno per me.»
Elena sollevò la testa e lo guardò. I suoi occhi erano umidi. «E tu? Tu provi qualcosa per qualcun altro?»
Davide sorrise, un sorriso che era insieme lieve e serio. «Non ancora. Ma non lo escludo. E mi fa strano dirlo, perché per tutta la vita ho pensato che desiderare un’altra sarebbe stato un tradimento. Ora so che non è il desiderio a tradire, ma la menzogna.»
Lei gli prese il viso tra le mani. «Non voglio che tu stia con me per abitudine, Davide. Non voglio che tu resti perché hai paura di perdermi. Voglio che tu scelga ogni giorno di stare con me, sapendo cosa c’è fuori. E io voglio scegliere te allo stesso modo.»
Lui annuì. «Forse è questo che stavamo imparando senza saperlo. Non come fare a tenere l’altro, ma come fare a scegliere l’altro ogni giorno, liberamente.»
Fu in una di quelle sere che decisero di scrivere qualcosa. Non regole, non patti. Una sorta di mappa di ciò che avevano scoperto. Elena prese un quaderno e iniziò a scrivere, mentre Davide dettava o correggeva, e a volte discutevano su una parola, su una sfumatura.
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Quello che abbiamo imparato
1. La routine non è il nemico. È l’assenza di desiderio dentro la routine.
2. Il desiderio non si impone. Si confessa, si ascolta, si negozia.
3. La gelosia non si elimina. Si impara a conoscerla, a decifrarla, a starci dentro senza farsi distruggere.
4. Amare non significa possedere. Significa lasciare andare e scoprire che si torna, non per dovere ma per scelta.
5. Il nostro legame non è indebolito dall’avere spazio per altri. È diventato più flessibile, e quindi più forte.
6. Non esiste una strada giusta. Esiste la strada che costruiamo insieme, giorno dopo giorno, parlando.
7. La paura più grande non è perdere l’altro. È perdere se stessi. E per non perderci, abbiamo dovuto smettere di essere solo ciò che l’altro si aspettava.
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Quando finirono, il quaderno rimase sul tavolino del salotto. Non lo nascosero. Non ne fecero un vangelo. Era solo una traccia, qualcosa a cui tornare quando le acque si fossero fatte torbide.
Marco lo lesse qualche giorno dopo, mentre erano tutti e tre a cena. Lo trovò aperto, quasi per caso, e chiese se poteva guardare. Davide annuì.
Marco lesse in silenzio, poi posò il quaderno. «È bello» disse. «E mi fa capire meglio il mio posto. Non sono un intruso. Sono qualcuno che avete scelto di far entrare. E mi fa sentire onorato, ma anche responsabile.»
«Non devi essere responsabile di noi» disse Elena. «Devi essere responsabile di te. E di quello che provi. Noi stiamo imparando a esserlo di noi stessi.»
Marco annuì. «Allora vi dirò cosa provo. Provo che vi voglio bene. A entrambi. In modo diverso. A Elena in un modo che forse è amore, anche se non so ancora come chiamarlo. A Davide in un modo che è amicizia, ma anche stima, e qualcosa che non so definire. Forse il fatto di essere stato accolto in qualcosa di così intimo mi ha cambiato. E non voglio farvi del male.»
«Lo so» disse Davide. E sorprese se stesso nel rendersi conto che era vero.
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Quella notte, a casa, Davide ed Elena fecero l’amore con una lentezza che non avevano mai conosciuto. Non c’era fretta, non c’era la spinta del gioco, non c’era l’ombra di Marco nella stanza. C’erano solo loro, che si riscoprivano dopo essersi smontati e rimontati pezzo per pezzo.
Dopo, nel buio, Elena gli sussurrò: «Non so come andrà. Con Marco, con noi. Ma so che non tornerò mai più indietro a quella vita in cui dormivo senza sognare. E so che è stato perché tu hai avuto il coraggio di dirmi la verità.»
Davide la strinse. «E io so che non tornerò mai più indietro a quel silenzio in cui pensavo che il desiderio fosse colpa. Grazie per avermi ascoltato. Per non aver avuto paura.»
Elena rise piano. «Avevo paura. Tantissima. Ma avevo più paura di non vivere.»
Si addormentarono così, e il mattino dopo la luce entrava dalle finestre come ogni giorno, ma per loro era diversa. Perché avevano smesso di dare tutto per scontato. E avevano imparato che l’amore, quando si smette di stringerlo troppo forte, diventa più vasto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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